Marrakesh, i Giardini Majorelle

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“Quest’oasi in cui i colori di Matisse si mescolano a quelli della natura“

Yves Saint Laurent

 

Una settimana in Marocco, tra Ottobre e Novembre 2015 per visitare e incontrare due città iconiche: Essaouira e Marrakech. Nel modo che mi è più congeniale, un tour fotografico con una guida e mentore d’eccezione Giuseppe Andretta. Del Porto di Essaouira vi parlerò nel prossimo post, ora voglio ricordare con voi un pomeriggio di magia vissuto a Marrakesh.

E’ stata una delle tappe che mi stavano più a cuore, a cui tenevo moltissimo: il Giardino Majorelle, più conosciuto per essere stato, a partire dal 1980, la dimora di Yves Saint Laurent che decise di acquistare i giardini e la villa insieme al compagno Pierre Bergé.

 

I giardini furono creati nel 1919 da Jacques Majorelle, un artista francese che acquistò un terreno per trasformarlo in un lussureggiante giardino, con lo scopo di far convivere la natura e l’arte islamica, isolarsi dal mondo e dipingere in tranquillità.

Niente di più azzeccato di un giardino islamico dove l’acqua è l’elemento indispensabile per raggiungere lo stato di beatitudine, viene infatti convogliata da una rigida rete di canali rivestiti in maioliche e serve non solo ad irrigare le piante, ma anche a mitigare il clima arido e ad aggiungere piacevoli elementi sonori: il terreno viene diviso in quattro porzioni uguali, con spesso al centro una vasca.

La cinta del giardino e le pareti della villa vennero colorate di un particolare blu, detto poi “blue majorelle” : un blu acceso, vivace, che si trova nello schema Pantone.

 

Il giardino venne poi abbandonato quando Majorelle morì, nel 1962.

Il complesso venne acquistato da Saint Laurent e Bergé nel 1980 e riportato all’antico splendore. Erano entrambi amanti dell’arte e collezionisti raffinati: val la pena di vedere il film documentario “L’Amor Fou” di Pierre Thoretton del 2011 che racconta proprio la vendita all’asta della loro sterminata collezione d’arte e soprattutto la loro storia.

Tornando ai Giardini, proprio Saint Laurent si disse sedotto da “quest’oasi in cui i colori di Matisse si mescolano a quelli della natura“.

Proprio quello che ho percepito camminando fra i viali del giardino: la quiete, il lieve rumore dell’acqua che accarezza i fiori di loto galleggianti, le piante provenienti dai cinque continenti, i blu dei muri e dei vasi.

Per un fotografo è un paradiso di colori, ogni angolo è fonte di ispirazione, ogni foglia merita uno scatto.

Non basta un pomeriggio, ci vorrebbe una vita intera, e non è difficile intuire come questo luogo sia stato, per il pittore Majorelle e lo stilista Saint Laurent, una continua fonte di calma e ispirazione.

 

Alla prossima!

 

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