Giverny, il Giardino di Monet al tempo delle ninfee

 

 

 

“Io devo forse ai fiori l’essere diventato pittore”

Claude Monet

 

Ho visitato il Giardino di Monet nel mese di maggio durante un viaggio a Parigi. Abbiamo noleggiato una macchina e ci siamo diretti verso la Normandia. Dopo circa un’ora e mezzo di viaggio, a settantacinque chilometri da Parigi, ecco Giverny, un paesino vicino al fiume Epte.

Claude Monet, il grande pittore impressionista,  si stabilì a Giverny nel 1883 e creò con fatica e dedizione un magnifico giardino, piantando nel famoso laghetto le ninfee, da lui ritratte centinaia di volte e che diventeranno il soggetto principale della sua pittura.

Chi ama l’arte e i giardini trova in questo luogo la sintesi perfetta delle due passioni: passeggiando fra i vialetti fioriti si percepisce ad ogni passo la presenza del grande artista e viene quasi da parlare a bassa voce per non disturbarlo.

Monet all’inizio prese la casa in affitto e trasformò il frutteto in un giardino fiorito, detto Clos Normand, rompendo gli schemi del classico giardino ornamentale per creare uno schema di fiori ordinato e simmetrico. Nel tempo acquistò la casa e i terreni circostanti, come quello al di là della ferrovia, che sarebbe poi diventato il laghetto delle ninfee, alimentato da un braccio del fiume Epte (oggi si accede attraversando un sottopasso).

Appena varcato il cancello del giardino sono rimasta incantata dalla facciata rosa e verde della casa: non immaginatevi una villa, perché si tratta piuttosto di una casa di campagna, seppur bella ed elegante. In questa casa il pittore trascorse gli ultimi trent’anni della sua vita, dipingendo e occupandosi in prima persona del giardino. Il giardino ricorda veramente la tavolozza di un pittore: i fiori sono piantati in un ordine a blocchi di colore e specie, che permette la fioritura durante tutto l’anno, ma niente a che vedere con la rigidità: è in realtà una specie di caos controllato. Elencare le specie sarebbe lunghissimo: clematis montane, tulipani, peonie, verbene, iris, narcisi formano un vero tappeto fiorito.

Attraversando il sottopasso si arriva al giardino acquatico, che Monet creò deviando un braccio del fiume Epte. Al momento della mia visita non c’erano le ninfee, che fioriscono in estate, ma il fascino del laghetto era comunque molto intenso. Monet fu un grande giardiniere (si dice anche piuttosto dispotico) e acquistò e piantò centinaia di ninfee, anche appartenenti a varietà esotiche: egli era un vero estimatore delle stampe giapponesi e in generale dell’arte del Giappone, e a questo Paese si ispirò per il famoso Ponte giapponese. Nel laghetto le braccia dei salici si allungano verso la superficie dell’acqua, dove si riflettono gli aceri rossi che creano un affascinante contrasto con le foglie violacee delle ninfee. Sulle sponde si possono ammirare gli iris, gli agapanti e i meravigliosi glicini bianchi e viola.

Non è difficile capire come Monet passasse ore a dipingere l’acqua, i riflessi di luce  e le ninfee: le sue tele sono macchie di colore, dove non si distingue l’orizzonte fra l’acqua e il cielo, i contrasti fra le foglie, i fiori e i riflessi delle nuvole, del cielo e delle piante sulla superficie dello stagno. Vi sono circa 250 tele sul tema delle ninfee e per capire quanto ne fosse ossessionato e rapito vale la pena di andare a visitare il Museo  dell’Orangerie, a Parigi, dove sono esposte dodici enormi tele, lunghe circa 4 metri ciascuna, raffiguranti le ninfee. La mia sensazione è stata di ammirazione totale: sembra di entrare nell’acqua, di sfiorare le foglie con le dita, di accarezzare l’acqua scura del laghetto.

 

Io amo molto dipingere le ninfee, soprattutto le foglie e i riflessi dell’acqua e capisco l’ossessione del pittore per questo soggetto, così bello e così difficile da ritrarre perché la luce cambia continuamente e lo stesso fanno i riflessi: camminando per i viali del suo giardino, visitando la sua casa, ho intuito il suo amore per questo luogo e l’unica cosa che avrei voluto fare sarebbe stata dipingere.

 

Alla prossima!

 

 

4 Responses

    • Laura Beatrice Gerlini

      Thank you! It is really important to have your feedback! Linda & Laura

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